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MARTINA TABO': architetto internazionale PDF Stampa E-mail
di Emanuela Bocca
 
Martina Tabò (1974), architetto, studia a Torino, Barcellona, Boston e Hong Kong.
I primi progetti realizzati alla fine degli studi vengono pubblicati su riviste internazionali e selezionati per la IX Mostra Internazionale di Architettura - La Biennale di Venezia ( 2004).
Nel 2001 è tra i fondatori dello studio COEX, studio di progettazione e ricerca per l’architettura, finalista al Concorso Internazionale per la stazione ad Alta Velocità di Firenze (capogruppo Carlos Ferrater, 2002) e premiato con la menzione d’onore al concorso Europan 7(Izola, Slovenia).
Dal 2002 è titolare dei corsi di “Architectural Design” e “Universal Design” nell’ambito del programma accademico internazionale di scambio USAC (University Studies Abroad Consortium)
Dal 2000 al 2005 ha svolto attività di collaborazione alla didattica in corsi di progettazione e urbanistica, presso le lauree specialistiche della I Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino.
Nel 2006 fonda lo studio di progettazione maat architettura con sede a Torino.
Nel 2007 riceve la menzione d’onore nel concorso Europan 9, sostenibilità e spazio pubblico (Praga, Repubblica Ceca)
Lo studio maat architettura è impegnato nell’attività progettuale e di ricerca, a diverse scale di intervento, attraverso progetti a Torino, in Italia e in Europa.
Martina Tabo' ha raccontato a Feeltorino i progetti presenti, passati e futuri del suo studio maat architettura.   
 
 
1. Architetto, con una grande esperienza internazionale da Barcellona a Boston per arrivare ad Hong Kong.  Che cosa ti ha influenzato e cosa ti porti dietro di tutti questi paesi, cosi diversi tra loro per tradizione e stile, nel tuo lavoro?
La diversità dei luoghi e degli insegnamenti è stata determinante, il poter confrontare, avere dei termini di paragone, ha aumentato il valore delle singole esperienze. Stabilire nuove relazioni, imparare dalle differenze costituisce un importante strumento attraverso il quale rileggere anche realtà più prossime.

2. Se ti dovessi identificare in una nazione, quale sceglieresti?
Banalmente l’Italia, con l’opzione di potere selezionare soltanto alcune  caratteristiche.

3. Quali sono i tratti principali attraverso cui avviene il tuo processo progettuale?
Inserire nel processo un elevato numero di dati, relativi al contesto, al programma, ai racconti delle persone coinvolte, esiste un momento, che si ripresenta, in cui tutto si riorganizza in modo naturale.

4. Torino ha una grande tradizione architettonica, in quale stile ti ritrovi di più e perche’?
Il barocco(sorridendo), esclusivamente per le relazioni nel territorio; i palazzi ed i castelli che si traguardano, i viali che li connettono …
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ELENA ESCARD: FOTOGRAFIE COME OGGETTI D'ARREDO PDF Stampa E-mail

di Emma Cicogna

Elena Escard, torinese, laureata in architettura, è una photodesigner. Realizza installazioni fotografiche personalizzate per l’arredamento di case, locali pubblici, showroom e ambienti di lavoro. E’ sposata e ha due bambini: Giulio e Ludovico.

Ho sempre apprezzato l’aspetto artistico e documentario delle immagini, ma ancor di più il valore espressivo e decorativo che esse possono esprimere nel contesto e nelle dimensioni adeguate”.

Elena Escard

1.  Tutto é iniziato con un passaparola tra amici e conoscenti ci racconti come e quando é nato?
La mia prima realizzazione è stata un regalo di matrimonio ad una cara amica a cui avevo scattato un primo piano anni prima. Il lavoro è stato apprezzato e altri  conoscenti hanno cominciato a chiedermi di interpretare e trasformare le proprie immagini in elementi di arredo. Col tempo questa attività è diventata un lavoro, e i clienti si rivolgono a me per aver visto qualcosa di realizzato, per averne sentito parlare, perché capitano sul sito. Grazie a internet lavoro a distanza in tutta Italia.

2.  Architetto e photodesigner: come si sono fuse queste due realtà nelle tue creazioni?
Il lavoro di photodesigner coniuga in effetti l’aspetto  più tecnico-scientifico dell’architetto e  l’aspetto  più artistico emerso dalle mie personali inclinazioni.
Le mie proposte di decorazione tendono a trasformare elementi architettonici inizialmente muti (nicchie, sovrapporte, pareti cieche, etc ) in spazi espressivi e dinamici.
Talvolta è il cliente che mi indica lo spazio in cui desidera inserire il lavoro, spesso sono io che suggerisco quello che ritengo più appropriato.
Anche una foto apparentemente banale, se valorizzata con le dimensioni adeguate, il materiale giusto e la corretta collocazione può diventare uno strumento decorativo e  suggestivo, armonico e gradevole rispetto all’ambiente circostante.

3. Ogni opera rappresenta un momento di vita, un attimo immobilizzato per sempre, che cosa provi quando crei e cosa vuoi trasmettere?

Dal colloquio con il cliente cerco di intuire cosa realmente si aspetti dal mio lavoro e quali emozioni desideri suscitare nel complesso :stupore, coinvolgimento, inganno visivo.
Mi diverte pensare che ci sia anche un lato “psicologico” nel mio intervento. Spesso capita che mi si chieda una cosa volendone in realtà un’altra, in quel caso presento due proposte, una in linea con la richiesta ed un’altra guidata dal mio intuito. Il più delle volte ho la meglio!

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Category: Andrea Martinetto
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Category: Torinesi all'estero
Description: Africa Rally
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