Dal 3 marzo 14 giugno 2009
Si tratta di armadi che non hanno un preciso riscontro con la produzione dell’artista-artigiano nota fino a oggi. Ricoperti interamente da un fitto e ricchissimo apparato decorativo, i due stipi presentano intarsi in avorio e tartaruga. Sulle antine, oltre alle decorazioni floreali, sono presenti, uno per ogni imposta, dei medaglioni.
All’interno di essi il maestro ha riprodotto dei puttini alati nelle varie fasi di lavorazione dell’avorio: dalla riduzione delle zanne in segmenti più piccoli alle varie tipologie di tornitura.
I lati lunghi, invece, sono ornati da oggetti d’avorio lavorati a traforo: coppe, poliedri, urnette, tutte appoggiate su di un capitello ionico, sopra i quali sono stati disegnati dei nastri e altri strumenti da tornitore.
Gli studi effettuati dal direttore e dal consigliere della Fondazione Accorsi hanno rivelato che tutti i disegni utilizzati dal Piffetti sono stati tratti dal raffinato volume di Padre Charles Plumier intitolato L’Art de tourner, stampato per la prima volta a Lione nel 1701.
In Piemonte ne esiste un’unica copia. La legatura di pregio, alle armi in cuoio, con lo stemma dei principi di Carignano, lo stesso impresso in oro sui piatti alla Biblioteca Reale di Torino, fa pensare che le immagini siano state suggerite al Piffetti direttamente dal committente che, in questo caso potrebbe essere stato uno dei principi di Carignano. I mobili, donati dalla famiglia Volpi Ottolini, collezionisti e clienti di Pietro Accorsi, saranno in mostra fino al 3 maggio.
Fondazione Accorsi
Via Po, 55
10124 Torino
Aperto da martedì a domenica- Lunedì chiuso
Orario: 10.00-13.00; 14.00-18.30

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